Chiese senza tetto

 

Le chiese senza tetto di Davide Sebastian

 

A Verona, all’inizio del 1500, c’era l’uso di rompere il tetto di casa per favorire l’uscita dell’anima del morente in agonia. In Tibet, India e Cina, in modalità diverse, si apre una apertura sul tetto: la “Porta del Cielo”.

Le tende degli Indiani  Americani avevano l’apertura da dove usciva il fumo del focolare sacro ed entrava la luce del giorno e delle stelle e nello yoga è fondamentale “l’apertura” posta al centro della testa. 

Nelle chiese è presente spesso, al centro della cupola, “l’occhio” o “lanterna”.

Mi vengono in mente, in ordine sparso, queste simbologie ataviche che si ricollegano al mio lavoro.

Le chiese che fotografo sono una sorta di “corpo”, di spazio fisico, di architettura collocata nella storia. La fortuita rovina del loro tetto le ricolloca fuori dalla storia e ne potenzia la loro condizione metafisica.

La rovina della chiesa è un’immagine difficile da gestire perché è già di per sé potente e carica di significato, è già “bella”. La visione del cielo, ma anche il contatto con il cielo, rende il suo perimetro architettonico ancor più sacro di quelle che erano le intenzioni progettuali e teologiche che l’hanno costruita. L’apertura del tetto rende possibile un’osmosi tra l’alto e la terra.

La diversità del mio lavoro è quella di aver invertito la direzione delle energie.

In tutte le culture che ho in mente tutto parte dallo spazio chiuso, delimitato, dal corpo architettonico al cielo: intendo cose provocate dall’uomo come fumo, energia, preghiera che fuoriesce dal dentro all’esterno. Nel mio lavoro racconto il seguito della storia dove un’antica preghiera di secoli fa è finalmente esaudita, e quindi dal cielo, dal fuori, entrano nel corpo/chiesa degli elementi che la modificano.

Il lungo viaggio del seme nello spazio approda e si pianta nel cuore del recinto magico. Il seme si farà albero, ma non un vegetale qualsiasi, si farà emblema di una Natura trascendentale che ha intenzionalmente scelto quello spazio e non altro.

Nelle mie immagini non c’è più l’uomo. Sono visioni dove la Terra continua a girare e la natura, appena scalfita dagli eventi, si riprende il suo spazio. Questa volta sarà l’albero, radicato nella rovina umana, a pregare con le sue foglie rivolte alle nuvole. Alla sintesi clorofilliana è affidata questa nuova preghiera senza divinità dove solo il rumore degli astri e degli elementi saranno le sue parole.

 

 

 

“The Seed Rebirth”

 

Anno: 2007-2009
Durata: 2’14″
Regia: Davide Sebastian
3d engineering: Alessio Galbiati
Colonna sonora originale: Federico Ferretti – Dj Stile
Montaggio: Davide Sebastian
Video formato DV PAL 720*576

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